AIDO ringrazia la mamma di Domenico, Patrizia e articolo di ALESSANDRO NANNI COSTA

Grazie alla mamma di Domenico


A nome di tutta AIDO, vogliamo ringraziare la mamma di Domenico, il bimbo di due anni ricoverato a Napoli dopo il trapianto di cuore non riuscito.
Una storia che abbiamo seguito con dolore e che ci ha toccati nel profondo, come associazione e come persone.
In un momento di sofferenza inimmaginabile, la mamma di Domenico, Patrizia Mercolino, ha compiuto un gesto di straordinaria generosità: ha chiesto a chi volesse dimostrare sostegno alla famiglia non di donare denaro, ma di donare ad AIDO.
Vogliamo quindi dimostrarle la nostra immensa gratitudine.
Grazie per averci ricordato che anche nel dolore più profondo può esserci spazio per la speranza. Grazie per aver dato voce a chi aspetta in silenzio e per aver scelto di sostenere la cultura della donazione anche quando altri avrebbero potuto allontanarsene.
In AIDO continueremo a impegnarci ogni giorno per Domenico, per la sua famiglia e per le migliaia di persone in attesa di un trapianto.
Non possiamo dimenticare di ringraziare i donatori e le loro famiglie che, grazie alla loro scelta, permettono ad altri di tornare a una vita piena, fatta di tempo e futuro. Un abbraccio anche alla famiglia del bambino che ha donato il cuoricino a Domenico: con la loro decisione hanno reso possibile speranza e domani per altri bambini.
Grazie Patrizia.
Un abbraccio di cuore a te e alla tua bellissima famiglia.
 
Cliccando sull’immagine potrete vedere l’omaggio di Gramellini alla mamma Patrizia, mentre con il  seguente link LA RETE DEI TRAPIANTI, si potrà leggere l’articolo pubblicato su Repubblica a firma del dottor Alessandro Nanni Costa, già Direttore del Centro Nazionale Trapianti e attualmente membro del Comitato Nazionale di Bioetica.
 
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Il cuore destinato al piccolo Domenico di Napoli ha salvato un bimbo al Papa Giovanni di Bergamo

Ospedale Papa Giovanni XXIII

In queste stesse ore così difficili, una notizia di segno diverso arriva proprio da Bergamo: il cuore che inizialmente era stato destinato a Domenico è stato trapiantato con successo a un altro bambino. L’intervento è stato eseguito all’ospedale Papa Giovanni XXIII ed è riuscito
Per leggere la notizia pubblicata su L’Eco di Bergamo cliccare sull’immagine a fianco.

 
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Oltre l’errore: le mille storie silenziose dei trapianti riusciti

Volti di Rinascita

Poche ore dopo la pubblicazione di questo articolo, che pertanto aggiorniamo, la presidente AIDO è intervenuta sugli organi di informazione, TV e stampa, con un importante messaggio in relazione al fatto di cronaca.  Cliccando sull’immagine a fianco si potrà accedere al suo appello.
Oltre a Petrin era collegato anche Giuseppe Remuzzi che ha fatto riferimento ad un articolo pubblicato sul Corriere della Sera di oggi che potete leggere al seguente LINK.

In questi giorni i media rilanciano incessantemente i dettagli di un errore medico che ha drammaticamente portato al fallimento di un trapianto di cuore in un paziente pediatrico. Comprensibilmente, una tragedia simile apre interrogativi profondi e scuote le coscienze.
Non posso però non sottolineare con forza che si tratta di un episodio — in ogni caso non giustificabile — all’interno di migliaia di storie di trapianto concluse felicemente, grazie alla professionalità, alla competenza e alla straordinaria solidarietà umana del personale sanitario.
Ho appena terminato la lettura del libro Volti di rinascita – 55 storie di trapianti (ma potrebbero essere 55.000) e ho maturato una convinzione: i protagonisti dei percorsi di trapianto non sono soltanto il ricevente e il donatore, insieme alle rispettive famiglie, ma anche — ultimi solo nell’ordine dell’elenco, non certo per importanza — i professionisti della salute. Parlo delle équipe chirurgiche, del personale ospedaliero e del supporto psicologico, elemento di particolare rilievo in un cammino così delicato.
Desidero condividere due brani del libro, scelti a caso tra le 55 storie di rinascita.

Cosa pensi dei medici, degli infermieri, di tutti coloro che nel sistema sanitario hanno avuto e hanno cura di te?
«Credo che in trent’anni di malattia, a parte qualche erro re, io sia stata molto fortunata, per l’efficienza della nostra Sanità. Sono cresciuta tra un ospedale e l’altro. Al Centro Trapianti dell’Ospedale Brotzu, medici e infermieri mi hanno accolta con professionalità, comprensione, affetto. Sono sempre stati premurosi e attenti, sostenendomi e spiegandomi ogni cosa con pazienza. Spesso, forse, ero difficile da gestire per via dell’umore instabile e del mio carattere che cambiava, crescendo. La malattia mi metteva a dura prova. Quando poi sono stata trapiantata e ho passato tanto tempo in Cardio anestesia, ho ritrovato quelle attenzioni e quelle coccole che mi facevano quando ero bambina, ma bambina non lo ero più. In quel reparto, ho vissuto una cura non tanto della malattia ma della persona. Molti pensano: “Ma è il loro lavoro, sono pagati per quello”.  Non è vero.  Spesso e volentieri con me sono andati oltre il rapporto medico/ paziente, infermiere /paziente, oss/paziente: mi hanno regalato sorrisi che pensavo di aver perso, mi hanno supportata e “sopportata”.
Ancora oggi i miei rapporti con molti di loro sono di affetto e amicizia.
Non potrò mai ringraziare a sufficienza i medici e il personale sanitario dell’Ospedale Brotzu di Cagliari per il miracolo che hanno operato per me.»

 ‘Ti sei sentita supportata nel tuo percorso?
«Ho avuto tutto l’aiuto che potevo ricevere e molto più di quello che mi sarei mai immaginata: è stato un meraviglioso “gioco di squadra. I miei genitori, le mie amiche, il personale sanitario, la città stessa e tutto il calore di quei luoghi e delle persone hanno svolto un ruolo fondamentale. Bergamo è per me “la città dei miracoli”, l’Ospedale Papa Giovanni XXIII un luogo nel quale mi sento a casa e dove sto bene ogni volta che torno: i sanitari, nel loro lavoro, oltre alla professionalità, mettono cuore, passione e un’umanità che non può essere raccontata, ma solo vissuta. La famiglia e gli amici sono stati un elemento imprescindibile per la mia sopravvivenza, perché non si può curare il cuore senza Amore.»

Vorrei ripetere all’infinito questi concetti a difesa dell’importanza del dono che noi volontari AIDO sosteniamo quotidianamente.
Forse però due aforismi del filosofo cinese Lao Tzu, sono più idonei alla riflessione. Parole antiche che ci ricordano come spesso il dolore faccia notizia, mentre la rinascita lavora in silenzio.
“Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.”
“Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.”

 

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