Il Mario Negri sperimenta un metodo rivoluzionario contro il rigetto nei trapianti

Giuseppe Remuzzi direttore Istituto Mario Negri

Da Bergamo Oggi: “La sopravvivenza di rene, cuore e fegato a cinque anni dall’intervento chirurgico è molto buona. Si va dall’80 al 90 per cento dei casi. Quello che preoccupa però ammalati medici e ricercatori sono i risultati a lungo termine. Perché l’organismo tende naturalmente a rigettare l’organo trapiantato, percepito come estraneo. Per questo finora sono stati utilizzati farmaci pesanti che tengono a bada il sistema immune contro l’organo trapiantato, evitandone per quanto possibile il rigetto. Al tempo stesso però aumentano i rischi di infezioni e tumori e in molti casi rappresentano un rischio significativo di andare incontro a diabete e problemi cardiovascolari. E nel tempo comunque non riescono a prevenire il rigetto cronico, che può compromettere la funzione dell’organo trapiantato. Da 15 anni il Mario Negri studia questo meccanismo. L’istituto di ricerca è organizzazione privata senza scopo di lucro nel campo della ricerca biomedica. Nato nel 1963 grazie a una donazione filantropica dell’industriale milanese Mario Negri, ha visto in Silvio Garattini la possibilità di un progetto di ricerca innovativo che negli anni si è trasformato nella straordinaria realtà di oggi. «Il nostro scopo – ha spiegato il coordinatore delle ricerche delle sedi di Bergamo, Ariela Benigni – è contribuire alla difesa della salute e della vita umana.”
Cliccando sull’immagine si può leggere l’articolo pubblicato da L’Eco di Bergamo.

 
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