Una bellissima storia con protagonista una volontaria AIDO che improvvisamente si ritrova non più a raccontare la bellezza del dono, ma a dipendere da esso. Ora è lei a ricevere, a provare sulla sua pelle che donare non è perdere ma trasformare un dolore in un ponte. Sembra sia entrata in gioco una gratitudine rovesciata, un intreccio di relazioni, emozioni, riconoscenze non dette. È come se la vita rispondesse anche a fili invisibili di affetto, presenza, generosità. Non solo per quello che fai, ma anche per quello che sei.
Cliccando sull’immagine a fianco si potrà leggere l’emozionante racconto di Mario Dometti.



