“La Lombardia punta a raggiungere entro la fine del 2026 la quota di 36 donatori per milione di abitanti (erano 20 nel 2021). Un obiettivo sostenuto dal rafforzamento dei programmi Dcd (donazione a cuore fermo) e da una rete che presidia 100 ospedali.”
“Stiamo portando le tecniche più avanzate, come la donazione a cuore fermo, in ogni provincia.”
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La tragedia del piccolo Domenico non ferma la speranza
A spiegare il quadro è il direttore del Centro nazionale trapianti, Giuseppe Feltrin: «Gli ultimi dati aggiornati mostrano che dall’1 gennaio all’8 marzo abbiamo avuto 340 donazioni, mentre nello stesso periodo del 2025 erano state 316. Il tasso di opposizione nelle rianimazioni attualmente scende dal 27,7% al 26,9%. Ed anche i trapianti, sempre nel periodo 1 gennaio-8 marzo, sono saliti dai 764 del 2025 agli 837 di oggi».
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La tragedia di Napoli non fermi i trapianti
L’auspicio è quello di un testacoda positivo dopo le polemiche e lo stordimento, in un sistema trapianti che è un’eccellenza in Europa. Con i suoi 84.418 casi in totale dal 1991, anno in cui fu istituito il Centro nazionale trapianti. Tre anni dopo, il 29 settembre 1994, Nicholas Green, in vacanza in Italia, fu colpito da una pallottola mentre viaggiava sulla Salerno-Reggio Calabria: 72 ore dopo, la famiglia Green decide di donare i suoi organi e sdogana il tabù italiano. Un crescendo: il numero di donatori (viventi e non) da 329 è volato a 2.096 in 32 anni (con i numeri del 2025 in arrivo ad aprile per la Giornata nazionale dei trapianti, che si annunciano in tenuta).
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Il Mario Negri sperimenta un metodo rivoluzionario contro il rigetto nei trapianti
Da Bergamo Oggi: “La sopravvivenza di rene, cuore e fegato a cinque anni dall’intervento chirurgico è molto buona. Si va dall’80 al 90 per cento dei casi. Quello che preoccupa però ammalati medici e ricercatori sono i risultati a lungo termine. Perché l’organismo tende naturalmente a rigettare l’organo trapiantato, percepito come estraneo. Per questo finora sono stati utilizzati farmaci pesanti che tengono a bada il sistema immune contro l’organo trapiantato, evitandone per quanto possibile il rigetto. Al tempo stesso però aumentano i rischi di infezioni e tumori e in molti casi rappresentano un rischio significativo di andare incontro a diabete e problemi cardiovascolari. E nel tempo comunque non riescono a prevenire il rigetto cronico, che può compromettere la funzione dell’organo trapiantato. Da 15 anni il Mario Negri studia questo meccanismo. L’istituto di ricerca è organizzazione privata senza scopo di lucro nel campo della ricerca biomedica. Nato nel 1963 grazie a una donazione filantropica dell’industriale milanese Mario Negri, ha visto in Silvio Garattini la possibilità di un progetto di ricerca innovativo che negli anni si è trasformato nella straordinaria realtà di oggi. «Il nostro scopo – ha spiegato il coordinatore delle ricerche delle sedi di Bergamo, Ariela Benigni – è contribuire alla difesa della salute e della vita umana.”
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«La cultura del dono non può subire alcun contraccolpo»
Il presidente provinciale di Aido, Gianpietro Zanoli sulla vicenda del piccolo Domenico, il bimbo di Napoli
morto dopo l’innesto di un cuore nuovo non idoneo ad essere trapiantato: «Non spetta a noi valutare questioni operative o individuare eventuali carenze, il nostro compito è custodire e promuovere la cultura del dono». Il primo pensiero va al bambino malato e alla sua famiglia, cui è dovuto «un rispetto che precede ogni analisi e ogni polemica»: in queste ore serve silenzio e vicinanza autentica. Con la stessa intensità, aggiunge, il pensiero va alla famiglia del donatore: scegliere la donazione in un momento di dolore improvviso è un atto di straordinaria generosità, compiuto con lucidità e responsabilità verso sconosciuti.
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